Dopo la breve introduzione "tecnica-cotturica" di ieri è quasi giunto il momento di mettere le mani in pasta. Forse. Ma prima alcuni ultimi consigli per approcciarsi con il giusto entusiasmo e vera consapevolezza alla vostra pizza casalinga del sabato sera.
In ordine rigorosamente sparso.
LIEVITAZIONE
La pizza deve lievitare per bene. Anche il pane, ovvio, ma la pizza, avendo tempi di cottura così brevi a temperatura così alta, deve essere infornata quando la lievitazione è al suo apice, pena la cottura di frisbee duri e croccanti.
La pasta madre deve essere in forma, solitamente rinfrescata qualche ora prima (o anche la sera precedente, per comodità). L'impasto deve lievitare, a seconda ovviamente delle condizioni atmosferiche casalinghe, il tempo giusto, solitamente di questa stagione
intorno alle 6-8 ore.
E poi, cosa importantissima e fondamentale, una volta formate le classiche palline (o stesa la pizza in teglia)
queste devono continuare la lievitazione per almeno un paio di ore, per far sì che i nostri lieviti continuino a lavorare e si formi ulteriore gas nell'impasto, che migliorerà la fase di stesura e di cottura.
IDRATAZIONE E ELASTICITA'
Il vostro impasto deve essere steso per bene poco prima della farcitura e della cottura. Una pallina da circa 200 grammi raggiungerà il diametro di 20-25 cm: è quindi
importantissimo che il nostro impasto abbia il giusto grado di elasticità, facilitando così le operazioni di stesura e evitando di distruggere la pizza formando rovinosi buchi o, ancora peggio, costringendoci al re-impasto e alla ri-stesura, facendo così fluire fuori tutto il gas prodotto dai lieviti e contenuto dal reticolo glutinico.
Naturalmente, corro il rischio di ripetermi, la giusta elasticità è funzione di diverse variabili, di cui voglio ricordare: l'
idratazione e la
qualità generale degli ingredienti, farina in primis.
Generalmente, semplificando, più un impasto è duro (poco idratato) più è difficile da stendere e da cuocere, la pasta sarà pesante e l'alveolatura poco sviluppata, mentre più un impasto è molle (maggiore idratazione) più è difficile da lavorare (appicicoso), l'impasto è colloso e di volume ridotto.
[nota per i tecnici: perdonate le semplificazioni]
Come sempre la soluzione sta nel trovare la giusta via di mezzo per la preparazione che vogliamo ottenere, nella ricetta che vi darò
l'idratazione sarà del 50%.
Per quanto riguarda gli
ingredienti, ovviamente il mio invito è sempre lo stesso: prediligere prodotti di
qualità,
biologici, a
filiera corta e
di cui conoscete il produttore e le caratteristiche organolettiche. Certo, questo non è sempre facile (nessuno l'ha mai detto), ma con un po' di costanza e di impegno presto sono certo che comincerete a costruirvi la vostra rete di contatti. Spero che in merito a questo l'attività della Comunità del Cibo sia di aiuto.
Dicevo, in merito alla farina si potrebbero fare parecchi discorsi sulle caratteristiche tecniche (P/L, W) per ottenere una buona pizza, ma io preferisco evitarli. Quello verso cui dobbiamo andare è un prodotto buono da tutti i punti di vista (economico, agronomico, organolettico, sociale, ecc...) e non soltanto tecnico. Per esperienza, comunque, se vi indirizzate verso una farina di qualità, macinata a pietra e biologica le caratteristiche tecniche poi vengono da sole. Non mi sono mai trovato male.
STESURA
Stendere la pizza richiede attenzione e una
buona manualità. Se vogliamo la classica pizza napoletana: un ben
cornicione espanso e
bruciacchiato e l'interno sottile e morbido, non c'è mattarello che tenga. Bisogna imparare a lavorare l'impasto con le mani, stendendolo, assotigliandolo al centro e facendo
fluire l'aria verso il cornicione, con l'accortezza di non rompere la maglia glutinica.
Insomma, un'impresa. Io ci sto provando da autodidatta e non mi permetto di insegnare a nessuno. Il consiglio che vi do è quello di provare provare provare, oppure di minacciare il vostro pizzaiolo di fiducia (se esiste) chiedendo di insegnarvi.
Domenica sera ho fatto questo piccolo video, di cui non sono per nulla soddisfatto, nè della tecnica nè della qualità dell'immagine, ben che meno del montaggio (mi devo essere emozionato), ma voglio pubblicare ugualmente per
espormi al pubblico ludibrio. Eccolo qui.
COTTURA
Della cottura abbiamo già parlato abbondantemente nel post precedente. Mi permetto soltanto di rimettervi
qui il link per chi se lo fosse perso.
e, concludendo, AMORE, ENTUSIASMO, CONDIVISIONE
In ordine, questo punto dovrebbe stare in testa. Sono i principi su cui si basa tutta l'attività volontaria di questa associazione.
L'
amore per le cose buone, veicolato dall'utilizzo e dallo
scambio del lievito madre. L'entusiasmo per l'autoproduzione, la soddisfazione di farsi le cose da sè, in piena
autarchia e
sovranità alimentare.
La condivisione, del lievito madre così come delle proprie creazioni.
E' una soddisfazione immagino condivisibile da tutti voi quella di invitare amici a cena e pasteggiare con le vostre creazioni...
e con la pizza? ancora meglio: potete copiare questa strategia di "condivisione" che anche io a mia volta ho preso in prestito da una pizzeria di amici: preparate una pizza alla volta, la farcite tutti assieme e la cuocete (pietra refrattaria, fornetto, ecc...), la gustate calda su un tagliere al centro del tavolo, una fetta per uno...e così via!
Ma ora, siete pronti per la ricetta?